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Vesuvio
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Il monte Vesuvio è un vulcano attivo situato in Campania nel territorio dell'omonimo parco nazionale, istituito nel 1996, che si estende nei seguenti comuni : Boscoreale · Boscotrecase · Ercolano · Massa di Somma · Ottaviano · Pollena Trocchia · San Giuseppe Vesuviano · San Sebastiano al Vesuvio · Sant’Anastasìa · Somma Vesuviana · Terzigno · Torre del Greco · Trecase. Si tratta di un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Fa parte del sistema montuoso Somma-Vesuvio. È situato leggermente all'interno della costa del golfo di Napoli, ad una decina di chilometri ad est del capoluogo campano. Il Vesuvio costituisce un colpo d'occhio di inconsueta bellezza nel panorama del golfo, specialmente se visto dal mare con la città sullo sfondo. Una celebre immagine da cartolina ripresa dalla collina di capo Posillipo lo ha fatto entrare di diritto nell'immaginario collettivo della città di Napoli, sebbene dagli abitanti del luogo sia considerato uno stereotipo al pari del celebre sole - mare - mandolino. Dalla fine degli anni `40 non si sono più avute sue eruzioni. Pur tuttavia, essendo il vulcano considerato in stato di quiescenza, alcuni interventi legislativi hanno individuato una zona rossa comprendente 18 comuni (quelli del Parco oltre a Cercola, Pompei, Portici, San Giorgio a Cremano, Torre Annunziata); le amministrazioni di questi comuni hanno predisposto e devono tenere costantemente aggiornato un piano di evacuazione. I comuni, inoltre, mettono ciclicamente in atto delle sperimentazioni del piano al fine di esercitare la popolazione. Origini del nome Nell'antichità il Vesuvio era consacrato all'eroe semidio Ercole, e la città di Ercolano, alla sua base, prendeva da questi il nome, così come anche il vulcano, seppur indirettamente. Ercole infatti era ritenuto il figlio del dio Giove e di Alcmena, una donna di Tebe. Uno dei nomi di Giove era Υης {Ves}. Veniva così chiamato per essere il dio della pioggia. Così Ercole divenne Υησουυιος {Vesouuios}, il figlio di Ves. Stato iniziale Il Vesuvio non fu sempre un vulcano attivo. Per molti secoli fu un monte tranquillo. Scrittori antichi lo descrissero coperto di orti e vigne, eccetto per l'arido culmine. Fra un grande cerchio di dirupi quasi perpendicolari c'era uno spazio piatto sufficiente ad accampare un'armata. Si trattava senza dubbio di un vecchio cratere, ma nessuno a quei tempi sapeva niente della sua storia. Così non si sospettava della sua natura vulcanica e le vennero erette alla sua base le città romane di Stabia, Pompei ed Ercolano, i cui abitanti non avevano sospetti riguardanti la loro sicurezza. Eruzione del 79 d.C. - morte di Plinio Nel 63 gli abitanti ebbero un grande spavento: la montagna si scosse violentemente e un gran numero di case vennero distrutte per tale terremoto. Ma seguì la calma e la popolazione ricominciò a ricostruire gli edifici crollati. Continuarono a vivere in apparente sicurezza per un ulteriore periodo. Ballavano, cantavano e banchettavano; si sposavano e continuavano ad essere felici come tutti gli altri abitanti dell'Italia meridionale. Ma il 24 agosto 79 d.C. su Stabia, Pompei e Ercolano si scatenò il finimondo. Plinio il vecchio quel giorno era al comando della flotta romana presso Miseno. La sua famiglia era con lui, e, tra gli altri, suo nipote, Plinio il giovane, ci ha lasciato un'interessante testimonianza su ciò che successe. Egli osservò una nube molto densa elevarsi in direzione del Vesuvio, della quale scrisse: Non posso darvi una descrizione più precisa della sua forma se non paragonarla a quella di un albero di pino; infatti si elevava a grande altezza come un enorme tronco, dalla cui cima si disperdevano formazioni simili a rami. Sembrava in alcuni punti più chiara ed in altri più scura, a seconda di quanto fosse impregnata di terra e cenere. Vedendo questa notevole apparizione, Plinio il vecchio, grande naturalista e uomo di grande curiosità, scelse di sbarcare per vedere più da vicino cosa stava accadendo. Ma fu una decisione infelice. Mentre si stava dirigendo verso Retina (poi divenuta Resina, e ribattezzata Ercolano ad opera del regime fascista), ai piedi della montagna, fu investito da una pioggia di cenere rovente, che diveniva più intensa e calda quanto più si avvicinava, cadendo, sulle navi insieme a grumi di pomice e roccia nera e rovente. Una grande quantità di frammenti rotolò giù dalla montagna, raggrumandosi sempre di più. Successivamente il mare iniziò a ritirarsi, rendendo impossibile l'approdo. Dunque si diresse verso Stabia e lì approdò, facendosi ospitare da Pomponiano (Pomponianus), un suo intimo amico. Nel frattempo, le fiamme scaturivano da ogni parte della montagna con grande violenza – l'oscurità non faceva altro che aumentare il loro splendore. Nonostante ciò, Plinio decise ugualmente di dormire. Ma presto la zona si riempì di pietre e ceneri; i suoi servi lo svegliarono, e lui raggiunse Pomponiano e la famiglia. La casa iniziò ad oscillare violentemente; nel frattempo pietre e ceneri continuavano a piovere all'esterno. Incuranti, pensarono che fosse più sicuro uscire all'esterno e così fecero, proteggendosi la testa con cuscini. Anche se era ormai giorno, l'oscurità era più profonda della notte più nera. Con l'aiuto di torce e lanterne, comunque, si fecero strada verso la spiaggia pensando di scappare via mare, ma lì trovarono onde alte e tumultuose. Plinio, dopo aver bevuto acqua fredda, si stese su una vela che era stata distesa per lui; ma quasi immediatamente la lava, preceduta da un forte odore di zolfo proveniente da terra, lo obbligò ad alzarsi. Con l'aiuto di due servi ci riuscì, ma, soffocato da vapore nocivo, morì istantaneamente. Il cratere Negli ultimi cento anni il cratere è stato alterato completamente per cinque volte, a causa del crollo delle pareti interne e dei fenomeni vulcanici. Quando Sir William Hamilton ascese la montagna nel 1756, aveva non meno di tre crateri uno dentro l'altro. Il più esterno era molto largo. Al centro di questo ne sorgeva un secondo, più piccolo e stretto, all'interno del quale sorgeva il terzo, ancora più piccolo, ma più alto degli altri, dal quale usciva la maggior parte del vapore. Nel 1767 il cono più interno si fuse con il secondo, che si allargò notevolmente, e a causa di successive eruzioni la distanza tra questo e il più esterno venne annullata, cosicchè rimase un unico cono. Nel 1822 l'interno del vulcano venne spazzato via e le pareti crollarono, abbassandone l'altezza di parecchi metri. Ma all'interno della vasta apertura, iniziò presto a formarsi un nuovo cono, che spuntava oltre il bordo frastagliato del cratere. Questo cono è cresciuto col tempo grazie all'accumulo del materiale espulso, fino ad annullare la distanza con il bordo esterno del cratere. Da allora l'aspetto del cratere si è modificato altre due volte. L'aspetto tipico del cratere a riposo, è quello di un vasto bacino ovale vuoto, con pareti quasi perpendicolari, spezzate qua e là nella loro continuità, da larghe dighe formate dall'iniezione di materiale recente nelle fessure createsi in quelle precedentemente consolidate. Sotto le pareti perpendicolari è posto un ripido pendìo composto di ceneri fini e sabbia, che scende fino alla base del cratere ed è in gran parte quasi piatto. Il terreno è screpolato da numerose fessure, che durante la notte si vedono emanare un bagliore rossastro, dovuto al materiale caldo posto sotto di esse, e che fanno sembrare il terreno come coperto da una ragnatela. Dal fondo normalmente sorgono uno o due piccoli crateri di eruzione, che emettono continuamente fumi solforosi, e che a intervalli regolari, scaricano piogge di pietre incandescenti. La vista dalla cima è spettacolare, in contrasto con l'aspetto desolato dell'interno del cratere. Un'immagine realistica di come poteva apparire il Vesuvio prima della grande eruzione del 79 d.C. la si può avere al “Museo Archeologico Nazionale di Napoli” dove alla sezioine dedicata alla pitture provenienti dalle città archeologiche di Ercolano e Pompei, vi è un bel dipinto raffigurante Bacco e il Vesuvio dove si vede un monte appuntito che tradizionalmente viene identificato con il Vesuvio prima dell'eruzione che lo divise in due. |
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